Scopri il Cane da Pastore Abruzzese Maremmano, uno dei più antichi e affascinanti cani italiani.

13 Luglio 2026 di Andrea Comini


Coraggioso, indipendente e incorruttibile, il Cane da Pastore Abruzzese Maremmano è una delle più antiche razze italiane. Selezionato per difendere il bestiame dai grandi predatori, conserva ancora oggi un carattere unico che richiede proprietari consapevoli e ambienti adatti alle sue esigenze.

Non tutti i cani sono stati selezionati per collaborare strettamente con l’uomo. Alcuni, al contrario, sono stati chiamati per secoli a prendere decisioni autonome, spesso lontano dal proprio conduttore e in situazioni in cui un errore avrebbe potuto costare la vita a un intero gregge. Il Cane da Pastore Abruzzese Maremmano appartiene proprio a questa categoria. È un autentico cane da guardiania: vigile, coraggioso, riflessivo e sempre pronto a intervenire quando percepisce una minaccia. Non è un cane aggressivo per natura, ma è stato selezionato per difendere il territorio, gli animali affidati alle sue cure e, se necessario, anche le persone che considera parte del proprio gruppo sociale. Comprendere questa sua identità è fondamentale per evitare aspettative irrealistiche e garantire una convivenza equilibrata.

Un carattere plasmato dalla selezione

Per migliaia di anni il compito di questo grande cane è stato uno solo: proteggere il bestiame da lupi, orsi e ladri, spesso durante la notte e senza ricevere indicazioni dal pastore. È quindi naturale che oggi conservi una forte autonomia decisionale, una notevole capacità di valutare le situazioni e una spiccata diffidenza nei confronti degli estranei.

Queste caratteristiche non rappresentano difetti comportamentali, ma il risultato di una selezione funzionale estremamente rigorosa. Un buon cane da guardiania non deve reagire impulsivamente, bensì osservare, valutare e intervenire solo quando ritiene che la minaccia sia reale. È proprio questa capacità di prendere decisioni in autonomia a renderlo diverso dalla maggior parte delle razze da utilità o da compagnia.

Con il proprio gruppo familiare instaura un legame profondo e stabile, pur mantenendo una certa riservatezza. Non è generalmente un cane incline a continue richieste di attenzione o di contatto fisico: il suo modo di dimostrare affetto passa soprattutto attraverso la presenza costante e la protezione.

Non è adatto a tutti, anzi

La straordinaria specializzazione dell’Abruzzese Maremmano comporta inevitabilmente alcune esigenze specifiche. È una razza che difficilmente si adatta alla vita cittadina o a contesti molto frequentati, dove il continuo susseguirsi di persone, rumori e situazioni impreviste può entrare in conflitto con la sua naturale tendenza al controllo dell’ambiente.

L’habitat ideale resta quello per cui è stato selezionato: grandi spazi, campagne, aziende agricole o abitazioni con ampi terreni, dove possa esprimere almeno in parte il proprio repertorio comportamentale naturale.

Anche l’educazione richiede un approccio particolare. Più che cercare un’obbedienza meccanica, è necessario costruire un rapporto basato sulla fiducia reciproca. Metodi coercitivi o confronti di forza risultano generalmente controproducenti con una razza che, per storia evolutiva, è stata selezionata proprio per ragionare in modo autonomo.

Una storia lunga migliaia di anni

Come tutti i grandi cani da guardiania europei, anche l’Abruzzese Maremmano affonda le proprie radici in epoche molto remote. Gli studiosi ritengono che discenda probabilmente da grandi cani da pastore giunti dall’Asia insieme ad antiche popolazioni dedite alla pastorizia, molto prima della nascita delle civiltà classiche.

Già in epoca romana la razza era ben conosciuta. Autori come Marco Terenzio Varrone e Lucio Giunio Columella descrivevano cani di grande taglia, robusti ma agili, dotati di mascelle potenti, mantello bianco e naturale inclinazione a vivere tra le pecore più che accanto al pastore. Una descrizione sorprendentemente vicina a quella dell’attuale Abruzzese Maremmano.

Una curiosità riguarda proprio il nome della razza. Per molti anni è stata ufficialmente conosciuta come Cane da Pastore Maremmano-Abruzzese, ma recentemente l’Enci ha adottato la denominazione Cane da Pastore Abruzzese Maremmano, invertendo l’ordine dei due aggettivi. La modifica vuole rendere omaggio alla storica origine abruzzese della razza e al ruolo fondamentale che l’Appennino centrale ha avuto nella sua selezione e conservazione, pur riconoscendo il contributo altrettanto importante della Maremma, legato alla tradizione della transumanza.

Dall’Italia agli Stati Uniti per proteggere i grandi predatori

Una delle pagine più interessanti della storia recente della razza risale agli anni Settanta. In quel periodo, negli Stati Uniti furono importati diversi cani da guardiania europei per proteggere le greggi dai predatori, in particolare lupi e coyote.

L’Abruzzese Maremmano si dimostrò particolarmente efficace anche in questo nuovo contesto, adattandosi rapidamente al lavoro e contribuendo ai programmi di convivenza tra allevamento e grandi carnivori. L’impiego di cani da guardiania ben selezionati permise infatti, in molte aree, di ridurre sensibilmente le predazioni sul bestiame senza ricorrere all’eliminazione dei predatori selvatici, favorendo un equilibrio più sostenibile tra attività umane e conservazione della fauna.

Ancora oggi il Cane da Pastore Abruzzese Maremmano rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione delle predazioni, tanto da essere impiegato in numerosi progetti di conservazione anche al di fuori dell’Italia.

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