La leishmaniosi non è più una malattia confinata ad alcune regioni italiane. Cambiamenti climatici e maggiore mobilità degli animali stanno modificando la diffusione del rischio, rendendo sempre più importante una prevenzione continuativa e personalizzata.
Per molto tempo la leishmaniosi è stata considerata un problema soprattutto del Centro-Sud Italia. Oggi, però, questa convinzione non riflette più la realtà. La presenza dei flebotomi o pappataci, i piccoli insetti responsabili della trasmissione del parassita, interessa ormai gran parte del territorio nazionale e impone una nuova consapevolezza da parte dei proprietari.
«La geografia del rischio è in costante evoluzione», spiega Marco Ripamonti, Pet Health Brand Manager di Elanco Italia. «È fondamentale superare l’idea che la leishmaniosi sia un problema confinato solamente ad alcune zone endemiche del Centro-Sud, perché nel bacino del Mediterraneo non ci sono più aree a “rischio zero”».
Secondo gli esperti, a determinare questo cambiamento contribuiscono diversi fattori. Da un lato, l’aumento delle temperature e il prolungamento delle stagioni favorevoli consentono ai flebotomi di sopravvivere e rimanere attivi più a lungo. Dall’altro, rispetto al passato, sono aumentati gli spostamenti degli animali, che viaggiano insieme alle famiglie per vacanze, trasferimenti e adozioni.
«La prevenzione non si può più basare sul luogo in cui vive l’animale», sottolinea Ripamonti. «È per questo che i medici veterinari giocano un ruolo cruciale nel formulare una corretta valutazione del rischio che consideri tutte le variabili legate alla vita e agli spostamenti di un cane».

Una mappa per orientarsi
Per aiutare proprietari e veterinari a comprendere meglio la diffusione della malattia, Elanco ha sviluppato la Mappa della Leishmaniosi canina (sopra), uno strumento gratuito disponibile online (https://mypetandme.elanco.com/it/mappa-leishmaniosi).
«L’obiettivo della Mappa è concreto: mettere a disposizione di veterinari e proprietari uno strumento basato su dati scientifici per aumentare la consapevolezza sulla presenza della leishmaniosi nei territori italiani», spiega Ripamonti.
La mappa è stata realizzata in collaborazione con il C.Re.Na.L., il Centro di Referenza Nazionale per la Leishmaniosi, insieme a esperti di parassitologia e medicina veterinaria. Uno degli aspetti più interessanti è che i dati vengono aggiornati periodicamente, offrendo una fotografia in continua evoluzione della situazione epidemiologica.
Naturalmente, uno strumento di questo tipo non sostituisce il parere del veterinario, ma può rappresentare un valido supporto per discutere insieme il livello di rischio e le strategie preventive più adatte al singolo cane.
Gli errori più frequenti
Nonostante la crescente disponibilità di informazioni, persistono ancora alcuni equivoci. Il più diffuso è pensare che la prevenzione sia necessaria solo durante l’estate o esclusivamente nelle aree considerate storicamente a rischio.
«Dobbiamo adottare il concetto di prevenzione continuativa e non episodica», osserva Ripamonti. «La distribuzione della malattia è cambiata e l’attività del vettore può estendersi a mesi in cui tradizionalmente non era attivo».
Un altro errore consiste nell’attendere la comparsa dei sintomi prima di preoccuparsi della malattia. In realtà, la leishmaniosi può rimanere silente per lungo tempo.
«Purtroppo la leishmaniosi può manifestarsi anche dopo molto tempo», ricorda Ripamonti. «È una malattia molto grave e, allo stato attuale della ricerca farmacologica, esiste una cura che allevia i sintomi, ma che non consente ancora di guarire».
Proprio per questo motivo, la prevenzione e il monitoraggio veterinario assumono un ruolo centrale nella tutela della salute del cane.
Il ruolo del veterinario
La strategia preventiva deve sempre essere definita insieme al medico veterinario, tenendo conto delle caratteristiche individuali dell’animale, del territorio frequentato e delle sue abitudini di vita.
Tra gli strumenti disponibili figurano prodotti autorizzati dal Ministero della Salute e dotati di specifica indicazione per la protezione dalla leishmaniosi. Anche la vaccinazione può rappresentare un’opzione utile in alcuni casi selezionati dal veterinario.
È importante ricordare, tuttavia, che il vaccino non sostituisce la protezione contro la puntura del flebotomo. Le diverse misure preventive devono essere considerate complementari all’interno di un approccio integrato.
Informazione e prevenzione: guardando al futuro
Negli ultimi anni si è investito molto anche sul fronte della divulgazione. Rendere il rischio più comprensibile ai proprietari significa infatti favorire decisioni tempestive e consapevoli.
Tra gli strumenti sviluppati in questa direzione c’è anche l’Indice di Rischio Parassitario, realizzato con il contributo di esperti di parassitologia veterinaria e basato anche su dati meteorologici.
Secondo Ripamonti, iniziative di questo tipo «trasformano un concetto astratto di rischio in un’informazione concreta e più vicina ai bisogni quotidiani».
L’obiettivo futuro è integrare strumenti diversi per offrire indicazioni sempre più precise sulla presenza di parassiti come flebotomi, zecche e zanzare, aiutando proprietari e veterinari a proteggere al meglio la salute degli animali.
In un contesto in continua evoluzione, il messaggio degli esperti rimane chiaro: la prevenzione non deve essere vissuta come un intervento occasionale, ma come parte integrante della cura quotidiana del cane.