Capire perché un cane manifesta comportamenti aggressivi è il primo passo per valutarli correttamente e intervenire in modo efficace. Dal 18 al 20 settembre la Scuola di Formazione Cinofila Il Biancospino ospiterà il seminario di Jean Lessard, tra i maggiori esperti internazionali nel campo della valutazione dell’aggressività.
Quando si parla di aggressività nel cane, il rischio di cadere in semplificazioni è sempre dietro l’angolo. Ancora oggi molti comportamenti vengono interpretati attraverso etichette come “cane dominante”, “cane cattivo” o “cane pericoloso”, definizioni che spesso spiegano poco e aiutano ancora meno a comprendere ciò che sta realmente accadendo.
Proprio su questi temi si concentrerà il seminario che Jean Lessard terrà dal 18 al 20 settembre presso la Scuola di Formazione Cinofila Il Biancospino di Casteggio (Pavia). Il professionista canadese è considerato uno dei maggiori esperti internazionali nella valutazione dei comportamenti aggressivi e nel corso dell’evento approfondirà i principali strumenti utilizzati oggi per analizzare e interpretare l’aggressività canina.
L’aggressività non è un tratto del carattere
Secondo Lessard, uno degli errori più diffusi consiste nel considerare l’aggressività come una caratteristica della personalità del cane.
«L’aggressività non è un difetto del carattere: è un comportamento e, come tutti i comportamenti, ha cause, contesto e funzione», spiega il docente. Per questo motivo la domanda corretta non dovrebbe essere se un cane sia “cattivo”, ma piuttosto a quale situazione stia reagendo e perché abbia sviluppato quella specifica risposta.
Si tratta di un approccio che si discosta nettamente dalle vecchie interpretazioni basate sulla dominanza e sulle cosiddette gerarchie “alfa”, concetti oggi ampiamente superati dalla moderna scienza del comportamento.
Capire la funzione del comportamento
Uno dei punti centrali del seminario sarà proprio l’analisi della funzione dell’aggressività.
Un cane può reagire per paura, per dolore, per frustrazione, per difendere una risorsa oppure perché in passato quel comportamento gli ha permesso di ottenere un risultato vantaggioso. Situazioni apparentemente simili possono quindi avere origini molto diverse.
«La funzione non è un dettaglio: è il punto di partenza di tutto», sottolinea Lessard. Intervenire senza aver compreso le motivazioni che sostengono il comportamento rischia infatti di essere inefficace o addirittura controproducente.
Aggressività “classica” e aggressività appresa
Tra gli argomenti affrontati durante il corso ci sarà anche la distinzione tra aggressività “classica” e aggressività “operante”.
Nel primo caso si tratta di risposte fortemente influenzate da meccanismi biologici ed emotivi, come reazioni legate alla paura o al dolore. Nel secondo caso, invece, il cane ha imparato attraverso l’esperienza che l’aggressione può produrre un risultato utile, per esempio allontanare una minaccia o ottenere il controllo di una situazione.
Secondo Lessard, comprendere questa differenza è fondamentale perché modifica radicalmente il modo di valutare il problema e di progettare un eventuale percorso di intervento.
Quanto è possibile prevedere un comportamento aggressivo?
Una delle domande che professionisti e proprietari si pongono più spesso riguarda la possibilità di anticipare una reazione aggressiva.
Lessard invita alla prudenza: prevedere con certezza assoluta il comportamento futuro di un animale è impossibile. Tuttavia, la valutazione professionale permette di stimare il rischio con un buon grado di affidabilità.
Tra gli elementi più importanti ci sono la storia del cane, la presenza di schemi ricorrenti, le conseguenze ottenute in passato attraverso l’aggressione e l’analisi del linguaggio corporeo.
«Un comportamento che è stato ripetutamente rinforzato dalle conseguenze è solido e facilmente si ripresenterà», spiega il docente. Per questo motivo la raccolta accurata delle informazioni rappresenta una componente essenziale di qualsiasi valutazione comportamentale.