USA: decine di cani uccisi da un’alga tossica presente nell’acqua


Un’alga tossica presente nei laghi sta uccidendo i cani negli Stati Uniti

Alcuni cani sono morti dopo aver fatto il bagno in laghi e stagni d’acqua dolce e aver ingerito delle sostanze tossiche, probabilmente delle alghe.

Il sintomo iniziale che molti di questi cani manifestano è una forte irritazione cutanea e successivamente problemi neurologici. Queste alghe possono rilasciare tossine che possono causare danni al fegato, portare a paralisi respiratoria o produrre altre condizioni che possono risultare fatali.

Il pericolo ha attirato l’attenzione nazionale negli ultimi giorni dopo che una donna della Carolina del Nord ha perso i suoi tre cani – Harpo, Abby e Izzy – che erano andati a nuotare in uno stagno. I batteri, i principali organismi che producono le tossine e rendono dannose le alghe d’acqua dolce, possono causare disturbi alle persone, ma i cani sono più sensibili perché li ingeriscono, ha detto GreenWater Laboratories.

A volte le alghe sembrano granelli di sabbia verde galleggianti. Mentre la vista e l’odore di queste alghe respingono gli umani, gli animali a volte ingeriscono pezzi di alghe leccandosi la pelliccia bagnata. Le alghe tossiche possono anche seccarsi a terra e i cani potrebbero mordicchiarle.

Un’emergenza in tutto il mondo

Brittany Stanton portò il suo Golden Retriever di due anni a Lady Bird Lake ad Austin, in Texas, dove saltò giù dal kayak in acqua. “In solo un’ora Oliver ci ha lasciato per sempre“, ha detto la Stanton in un post di Facebook. Il giorno seguente, la città di Austin ha consigliato ai proprietari di animali domestici di tenere i loro animali fuori dal lago a causa della potenziale presenza di alghe tossiche.

Venerdì, i test hanno confermato che una neurotossina presente nelle alghe era stata trovata in una zona chiamata Red Bud Isle. Val Beasley, professore di scienze veterinarie, faunistiche ed ecologiche della Pennsylvania State University, ha dichiarato: “Succede ogni anno negli Stati Uniti e in tutto il mondo“.

Fonte via Il New York Times

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