Gattini uccisi, l’Enpa “ i responsabili devono andare in galera”


Li hanno prima storditi e poi barbaramente uccisi e lasciati esanimi nel cortile di una casa a Cosenza. È la triste vicenda che ha per protagonisti due gatti. A riportare la notizia di questo atroce crimine le Guardie zoofile dell’Enpa di Rende-Cosenza, intervenute, di concerto con la Polizia Provinciale, l’Azienda Sanitaria provinciale e la Questura di Cosenza, per effettuare sopralluogo e rilievi del caso.
“È un gesto abominevole! L’Enpa farà tutto il possibile affinché il colpevole di questo atroce crimine venga identificato e condannato. Ci costituiremo parte civile”, ha commentato Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa.

Gattini uccisi: assicuriamo i colpevoli alla giustizia

“La morte dei gatti è stata certamente dolorosa. L’atto criminale è avvenuto di sicuro in modo freddo ed efferato, si sospetta un avvelenamento/stordimento prima della distruzione violenta delle due indifese creature”, rendono noto le Guardie Zoofile di Cosenza.
“Insieme ai volontari Enpa di Rende Cosenza – raccontano le Guardie Zoofile di Rende-Cosenza, abbiamo subito cercato di individuare delle telecamere che possano aver ripreso il crimine. Proprio in queste ore sono al vaglio degli investigatori le immagini. Siamo fiduciosi che presto si avranno maggiori particolari sul colpevole di questa crudele violenza”.
“I responsabili di questo gesto infame – afferma ancora Carla Rocchi – devono pagare. L’Ente Protezione Animali farà tutto quanto in suo potere affinché il colpevole di questo crimine venga identificato e condannato. Le nostre Guardie Zoofile e i nostri volontari sono sempre in prima prima linea per contrastare questi atti di inciviltà e di violenza. Abbiamo fiducia nel lavoro delle istituzioni e ci aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”.
I responsabili di questo efferato crimine dovranno rispondere delle accuse di cui all’articolo 544 bis del Codice Penale, reati punibili con la reclusione da quattro mesi a due anni e di cui all’articolo 544 ter, reato punibile con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro.

Comunque vada e a prescindere dalle normative è necessario che i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. Non si può consentire che uno stato di diritto lasci impunite simili atrocità. Purtroppo non è il primo caso di questo genere ( per leggere altri articoli clicca qui) e non sarà nemmeno l’ultimo se la giustizia non deciderà di intervenire in maniera drastica. Un piccolo barlume di speranza si ha oggi grazie alla Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto la soggettività degli animali, non più considerati come “cose“. In questo senso si muove la nota sentenza sez. III, n. 46291/2003, che riconosce come il maltrattamento non sia da considerarsi solo in senso fisico, ma anche psichico, in quanto la legge vuole “tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità”.

Quell’umanità che, chi ha massacrato questi innocenti gattini, non ha certamente dimostrato.
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