La filariosi del gatto: cos’è, sintomi e cure


La filariosi del gatto

Il responsabile della malattia di cui parliamo è la Dirofilaria immitis. Si tratta di un verme sottile che, specie nelle femmine, può raggiungere una lunghezza variabile tra i 15 e i 30cm. In genere può vivere indisturbato alcuni anni in colonie di decine di esemplari che riproducendosi generano una miriade di larve microscopiche, le micro filarie, che entrano in circolo sanguigno in attesa che una zanzara punga l’ospite per trasferirsi nel corpo dell’insetto.

La Filaria è ben nota ai proprietari dei cani, non altrettanto si può dire per i padroni di gatti anche perché, per molti anni, questa malattia è stata ampiamente sottovalutata nella popolazione felina, talvolta può interessare anche il gatto e persino l’uomo. Con conseguenze molto gravi.

Quali sono le conseguenze della filariosi del gatto?

La filariosi del gatto causa dei danni al cuore, ma l’esito letale è abbastanza raro. Come per il cane, anche per il gatto, la zanzara è il veicolo della malattia. Il ciclo vitale di questi parassiti è identico sia nel cane che nel gatto ma esistono alcune specificità che fanno la differenza.

La principale difformità sta nel fatto che il micio non è l’ospite più adatto alla filaria e così si trova un numero di parassiti minori rispetto al cane. Nel micio i parassiti vivono per non più di 2-3 anni: la metà di quanto possono vivere nel cane e solo eccezionalmente, riescono a riprodursi. Per tutte queste ragioni è rarissimo trovare le larve microscopiche nel sangue del gatto. Tuttavia non si deve pensare che per il gatto la filariosi sia una malattia poco pericolosa.

Quali sintomi permettono di scoprirla?

Il sintomo più frequente della filariosi del gatto, che consente al veterinario di sviluppare un sospetto plausibile, è una tosse seguita da difficoltà respiratorie. Ci può essere, poi, una perdita di peso a volte accompagnata da vomito. Tuttavia non è insolita la morte improvvisa senza che vi siano state delle avvisaglie. Solo l’esame del sangue, grazie alla scoperta di anticorpi specifici, consente, però, una diagnosi certa. L’esame cardio ecocardiografico può evidenziare con certezza la presenza di filaria nel cuore e nell’arteria polmonare.

Come si cura la filariosi del gatto?

La terapia, nel gatto, comporta una percentuale di rischio molto elevata perché il farmaco usato può avere effetti tossici. Per questa ragione se non sono presenti sintomi gravi si preferisce non intervenire e aspettare la morte spontanea del parassita che nel gatto vive al massimo due o tre anni. Per tutto questo periodo si devono eseguire periodicamente, all’incirca ogni sei-dodici mesi i controlli sullo stato di salute con delle radiografie del torace.

Nelle zone in cui la filaria è diffusa è consigliabile sottoporre anche i gatti alla prevenzione proprio perché la loro malattia è molto più difficile da curare. Anche nel gatto la prevenzione va effettuata, una volta al mese, da maggio a settembre e per tutto il periodo di presenza delle zanzare.

I principi attivi sono gli stessi utilizzati nel cane ma nel gatto i dosaggi sono diversi e devono essere usati seguendo le indicazioni del veterinario. I prodotti che si possono impiegare sono alette da applicare sulla pelle e sono ideali per quegli animali che difficilmente accettano prodotti da somministrare per bocca. Questi prodotti sono efficaci anche contro pulci e pidocchi.

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