Chi vive con un gatto conosce bene questa scena: Micio si avvicina alla ciotola, mangia qualche boccone, si allontana e, dopo un po’, torna mangia ancora un po’. Un comportamento che molti interpretano come un capriccio ma che potrebbe avere una spiegazione molto diversa. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Physiology & Behavior suggerisce infatti che uno dei principali responsabili sia… l’olfatto.
Perché il gatto interrompe spesso il pasto?
I ricercatori dell’Università di Iwate, in Giappone, hanno osservato il comportamento di dodici gatti adulti sottoposti a diverse prove alimentari. In tutti gli esperimenti è emerso lo stesso fenomeno: quando i mici venivano esposti ripetutamente allo stesso alimento, la quantità di cibo consumata diminuiva progressivamente. Non perché fossero completamente sazi, ma perché il cervello si abituava al suo odore, riducendo la motivazione a continuare a mangiare.
È l’olfatto a influenzare la voglia di mangiare
La parte più interessante dell’esperimento è arrivata quando i ricercatori hanno introdotto un odore nuovo. In alcuni casi hanno offerto un alimento diverso, in altri hanno semplicemente fatto percepire ai gatti il profumo di un altro cibo senza modificare quello presente nella ciotola. In entrambe le situazioni gli animali hanno ripreso a mangiare con maggiore interesse. Secondo gli autori, è la prima dimostrazione sperimentale che il fenomeno dell’abituazione olfattiva e della successiva disabituazione contribuisce a spiegare perché i gatti preferiscano consumare numerosi piccoli pasti distribuiti nell’arco della giornata.

Altre possibilità
Naturalmente questo non significa che ogni gatto che lascia del cibo nella ciotola lo faccia esclusivamente per questo motivo. Problemi di salute, dolore, stress, cambiamenti nell’ambiente domestico o una riduzione dell’olfatto possono influenzare l’appetito e meritano sempre attenzione, soprattutto se il cambiamento è improvviso o persistente. Lo studio, però, aiuta a sfatare un luogo comune: interrompere il pasto non significa necessariamente essere “viziati” o aver mangiato abbastanza. Nel gatto l’olfatto è uno dei sensi più importanti durante l’alimentazione e la continua esposizione allo stesso odore sembra ridurne progressivamente il potere di attrazione.
Una scoperta utile anche per il benessere dei gatti
La ricerca potrebbe avere ricadute pratiche importanti. Comprendere meglio il ruolo dell’olfatto potrebbe aiutare a sviluppare nuove strategie alimentari per gatti anziani, con scarso appetito o costretti a seguire diete terapeutiche, oltre a favorire la progettazione di alimenti capaci di mantenere più a lungo vivo l’interesse dell’animale. Un piccolo passo avanti nella conoscenza del comportamento felino che, ancora una volta, ricorda quanto i gatti siano molto più complessi di quanto spesso immaginiamo.