Il Sacro di Birmania è considerato uno dei felini più belli del mondo. Scopri le origini del suo nome divino e la sua classe francese.

23 Maggio 2022 di Redazione

Con il suo morbido pelo vaporoso color miele e gli occhi blu zaffiro, il Sacro di Birmania è senza dubbio uno dei felini più belli al mondo. Ma da dove proviene un nome così speciale? In questo articolo scopriremo le origini del nome divino e la classe francese di un gatto davvero irresistibile.

Sacro di Birmania, le origini del nome divino

Chi potrebbe resistere al fascino del Sacro di Birmania? Probabilmente nessuno. Oltretutto, la sua bellezza sembra essere di origine divina, come suggerisce il nome della razza. Narra infatti la leggenda che nel tempio di Laotsun, in Birmania (oggi Myanmar), vivessero cento gatti bianchi dagli occhi gialli. Il loro compito era quello di mantenere l’armonia del luogo sacro e di venerare, insieme ai monaci, la statua ti Tsun Kyan-Kse, la divinità che presiede alla reincarnazione delle anime.

Un giorno, mentre si trovava in preghiera di fronte alla statua della Dea, il monaco Mun-Ha fu assalito da alcuni briganti e ferito a morte. Il piccolo felino che era con lui, Sinh, salì sul petto del monaco e si mise in adorazione di Tsun Kyan-Kse. Come se volesse pregarla di riportare in vita l’amico. Commossa da tanta devozione, la Dea decise di donare al gatto un mantello dorato, simile al suo abito, mentre i suoi occhi da gialli divennero blu zaffiro. Il muso, le zampe e la coda assunsero una tonalità più scura, mentre le estremità delle zampe, a contatto con il corpo della Dea, rimasero bianche, simbolo di purezza.

Sinh rimase per sette giorni in preghiera, lasciandosi poi morire, vinto dal dolore. In quel momento, a tutti i gatti del tempio furono donati dalla Dea quei magnifici colori, che trasmisero poi alla discendenza.

Classe francese ma la saggezza è orientale

Quando si cerca di rintracciare le origini di questa razza, realtà e leggenda si intrecciano, tanto che è impossibile stabilire quando e come è nato il Birmano. Si parla però di un esemplare che sarebbe stato regalato nel 1919 ad August Pavie e al maggiore Russell Gordon dai monaci del tempio di Laotsun, portato in Francia dai due. Più probabilmente, si tratta di un incrocio tra Siamese e Persiano avvenuto in terra francese, negli anni ’20. Quel che è certo è che la bellezza e il fascino di questo gatto non sfigurerebbero sulle passerelle dell’alta moda parigina.

Del resto, non dimentichiamo che uno dei Sacri di Birmania più famosi è Choupette, la micia appartenuta allo stilista Karl Lagerfeld. Nel suo testamento, Lagerfeld ha lasciato una somma ingente per assicurare un futuro dorato alla sua gatta. Alla classe molto francese si unisce però un’indole contemplativa che rimanda all’Oriente e alla sua spiritualità. Il Sacro di Birmania, infatti, è calmo, riflessivo, attento osservatore. Mite e tranquillo, si adatta molto bene alla vita in famiglia senza essere invadente. È socievole e sta bene in compagnia delle persone e di altri animali.

Se sei curioso di conoscere più dettagli su questa incantevole razza, consulta la nostra scheda.

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