Tutti i gatti voglion fare il jazz (e non solo!)


Vi siete mai chiesti se il brano che avete scelto di ascoltare mentre cucinate, pulite la casa o vi rilassate, sia di gradimento per il vostro gatto? Scoprirlo non è difficile: se la canzone gli piace, il gatto si avvicinerà il più possibile alla fonte del suono; viceversa, se ne allontanerà quanto può.

Se poi vi state chiedendo la motivazione per cui al vostro gatto piaccia più un artista che un altro o, più facilmente, un genere rispetto a un altro, ecco la spiegazione scientifica: il principio è lo stesso che vale per gli umani, ovvero la preferenza per i ritmi che più si avvicinano a quelli del battito cardiaco. Entrando in sintonia con i battiti del cuore, la musica può rilassare oppure eccitare man mano che si velocizzano i battiti. 

Sulla base di questo principio, molti veterinari, seguendo l’esempio di molti medici che già lo fanno, hanno scelto di tenere costantemente la musica in filodiffusione nei propri studi, per rilassare i loro pazienti animali. 

Che musica piace ai gatti?

Sembra che la musica preferita dai gatti sia la musica classica, poiché è quella che più si avvicina al loro ritmo cardiaco, ma anche i ritmi che richiamano le fusa e i soffi. 

A confermare tali teorie sono i risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università della Louisiana, che ha approfondito l’effetto di diversi tipi di musica sui gatti. Pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Feline Medicine and Surgery, lo studio, condotto su venti felini, ha analizzato i livelli di stress dei soggetti valutando il loro comportamento e postura, la concentrazione di globuli bianchi neutrofili nel sangue rispetto ai linfociti e la reazione al tocco umano, in tre diverse visite dal veterinario.

Ne è emerso che la musica che cela tra le note il rumore di fusa, miagolii, graffi e leccate, ha notevolmente ridotto lo stress dei gatti. Tuttavia sono rimasti inalterati i valori nel sangue, probabilmente perché nel corso dello studio la musica è stata riprodotta in ogni occasione per soli 20 minuti: un tempo troppo breve per indurre un effetto biologico.

Musica per gatti

David Teie, violoncellista americano della National Symphony Orchestra, insieme a Charles T. Snowden, psicologo dell’University of Wisconsin, ha pubblicato il suo trattato “Music for Cats” i cui risultati sono stati pubblicati poi nel Biology Letters of the Royal Society. Dal suo lavoro è nato anche un cd contenente le melodie che il musicista pensa i gatti potrebbero apprezzare. All’interno ci sono infatti sia Cat ballads per mici adulti sia Kitty diddies per i micini. 

E se fossero i gatti stessi a comporre musica?

“Fuga del gatto” è un brano di Domenico Scarlatti che pare sia stato trascritto dal grande compositore napoletano ascoltando le note suonate dal suo gatto mentre passeggiava sulla tastiera del suo clavicembalo. Tuttavia, anche se in questo brano, del 1738, sono effettivamente presenti alcune soluzioni armoniche assai ardite per quel tempo, pare che la camminata del gatto sulla tastiera sia una leggenda: il nome del brano si deve infatti al pianista ottocentesco Muzio Clementi che eseguì spesso in concerto questa fuga, presentandola al pubblico con il racconto di questo simpatico aneddoto.

L’orecchio da compositore dei gatti

Che i gatti abbiano un udito particolarmente raffinato, però, è cosa certa: mentre il nostro orecchio è in grado di percepire suoni fino a 2 mila hertz, i gatti arrivano fino a 65 mila hertz, anche se secondo alcuni studiosi sarebbe in grado di arrivare addirittura ai 100 mila hertz, riuscendo così ad avvertire suoni che sono alla portata dei pipistrelli. Ma non solo! Un gatto può distinguere con precisione due suoni che provengono da due fonti diverse separate da soli 8 centimetri: è infatti dotato del cosiddetto “orecchio assoluto”, esattamente come quello dei grandi compositori!

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