Le tartarughe marine sono “taxi” per altri animali


Si sa che sui gusci delle tartarughe marine alloggiano spesso altri esseri viventi. Ma quanti?

Un articolo pubblicato il 20 maggio sulla rivista «Diversity» mostra che le tartarughe marine comuni, chiamate Caretta caretta, trasportano una media di 34.000 esemplari di meiofauna, ovvero microrganismi di dimensione inferiore a 1 millimetro. Su una tartaruga, addirittura, sono stati rilevati quasi 150.000 piccoli individui, inclusi nematodi, larve di crostaceo e gamberetti.

La ricerca, effettuata da un team appartenente all’Università Statale della Florida, è stata fatta su 24 tartarughe arrivate sulla St. George Island, uno dei più frequentati luoghi di nidificazione nel Golfo del Messico settentrionale. Sebbene fosse già nota la presenza di altri organismi sul guscio delle tartarughe, i dati rilevati sono stati comunque sorprendenti.

Mentre alcuni degli animali più grandi che alloggiano sui gusci delle tartarughe rischiano di danneggiarne il carapace, la minuscola meiofauna non ha alcun effetto nocivo. 

La domanda da porsi è come questi microrganismi arrivino sui gusci. È probabile che ciò avvenga quando le tartarughe nuotano sul fondo marino, dove questi microrganismi si trovano in grande quantità, o quando vi si avvicinano per cibarsi.
Il guscio delle tartarughe può in seguito diventare la dimora permanente di queste creature. La vita sui gusci delle tartarughe è competitiva, poiché gli animali più grandi, come granchi e gamberetti, tendono a mangiare quelli più piccolini.

C’è letteralmente un intero mondo sul carapace di una tartaruga. È incredibile trovare una tale diversità di esseri su un altro organismo vivente.

Così afferma Jeroen Ingels, ecologo marino dell’Università Statale della Florida.

Studiare questi minuscoli “autostoppisti” potrebbe aiutare i ricercatori a tracciare le rotte delle tartarughe marine, dato che certi esemplari di meiofauna appartengono a regioni specifiche, e ciò potrebbe essere utile per le future attività di tutela delle tartarughe marine.

Per studiare le tartarughe, Ingels e gli altri scienziati usano delle spatole in plastica per prelevare delicatamente gli “abitanti” del guscio visibili a occhio nudo. Poi utilizzano delle spugne imbevute di acqua per raccogliere gli organismi più piccoli.

Gli animali sono studiati solo mentre tornano verso il mare, per non disturbarli nella deposizione delle uova.

A causa del lockdown dovuto al Covid-19, a giugno Ingels non ha potuto studiare le tartarughe, ma non vede l’ora di poterlo fare di nuovo il prossimo anno. Chissà cos’altro ci riveleranno gli studi.

 

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