La Legge 6 giugno 2025 n. 82, la cosiddetta “Legge Brambilla” dal nome della parlamentare che l’ha proposta e sostenuta, introduce pene più severe per maltrattamento e uccisione di animali, nuove regole sulla detenzione e maggiori tutele nei sequestri. Ma è bene conoscere anche alcuni limiti pratici della normativa. Analizziamola insieme.
Una legge che modifica diverse norme sulla tutela
La cosiddetta “Legge Brambilla”, entrata in vigore nel luglio 2025, ha introdotto modifiche importanti alle norme italiane dedicate alla protezione degli animali. L’obiettivo è rafforzare il contrasto a maltrattamenti, violenze, combattimenti e altre forme di sfruttamento, aumentando pene e sanzioni e introducendo nuove misure di tutela.
Cambia anche il modo in cui la legge parla degli animali
Uno dei cambiamenti più simbolici riguarda il Codice Penale. La rubrica del Titolo IX-bis non parla più di delitti contro il “sentimento per gli animali”, ma direttamente di delitti “contro gli animali”. Si tratta di un passaggio importante, perché sottolinea una tutela più diretta dell’animale e non soltanto della sensibilità umana davanti alla sofferenza.
Pene più alte per uccisione e maltrattamento
La legge aumenta le pene previste per diversi reati. Per l’uccisione di animali si arriva alla reclusione da 6 mesi a 3 anni e a multe fino a 30.000 euro. Nei casi aggravati da sevizie o sofferenze volutamente prolungate, la pena può arrivare fino a 4 anni di reclusione e 60.000 euro di multa.
Anche per il maltrattamento sono previste sanzioni più severe: la reclusione va da 6 mesi a 2 anni, accompagnata da multe che possono arrivare a 30.000 euro. Una differenza importante rispetto al passato è che carcere e sanzione economica non sono più alternative, ma possono essere applicate insieme.
Combattimenti, violenze online e aggravanti
La normativa rafforza anche il contrasto ai combattimenti tra animali e agli spettacoli che comportano sofferenze. Viene punita la partecipazione “a qualsiasi titolo” a competizioni vietate e sono previste aggravanti se le violenze avvengono davanti a minori, coinvolgono più animali oppure vengono diffuse online attraverso immagini o video.
Stop alla detenzione continuativa alla catena
Tra le novità più concrete compare il divieto nazionale di detenere animali d’affezione alla catena o con strumenti che ne limitino stabilmente il movimento. Restano possibili eccezioni temporanee legate a esigenze sanitarie o di sicurezza documentate. La violazione comporta una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro.
Nuove regole per gli animali sequestrati
La legge introduce anche novità sugli animali sequestrati nell’ambito di procedimenti per reati contro gli animali. In alcuni casi sarà possibile l’affidamento definitivo ad associazioni riconosciute o ad altri soggetti individuati dall’autorità giudiziaria.
Viene inoltre previsto il divieto di abbattimento o vendita degli animali coinvolti in determinati procedimenti fino alla sentenza definitiva, anche quando non siano sottoposti a sequestro cautelare.
Il nodo delle risorse e delle cauzioni
Uno degli aspetti più discussi riguarda però la gestione concreta degli animali sequestrati. L’affidamento definitivo può essere subordinato al versamento di una cauzione per ciascun animale affidato, quindi un costo che va sommarsi a quelli già inevitabili per chi si prende cura di questi animali, come cibo, cure veterinarie eccetera.
Inoltre, la legge contiene una clausola di “invarianza finanziaria”, cioè non prevede nuovi finanziamenti pubblici strutturali per sostenere in modo stabile sequestri, cure, mantenimento e gestione degli animali coinvolti nei procedimenti.
Ciò significa che gran parte del peso economico continuerà a ricadere sulle associazioni e sul volontariato esattamente come prima.
Anche l’abbandono resta un tema aperto
La normativa aumenta anche le sanzioni per abbandono: l’ammenda prevista dall’articolo 727 del Codice Penale passa da 1.000 a 5.000 euro come minimo. Tuttavia, il fenomeno, tra i più odiosi, continua a rappresentare una delle criticità più diffuse e difficili da contrastare e, soprattutto, non è considerato tra i reati con pena detentiva dalla nuova legge.

Il problema del carcere “effettivo”impossibile”
Uno dei punti più discussi riguarda l’effettiva applicazione delle pene detentive. Nonostante l’aumento delle sanzioni, la possibilità di far finire in carcere chi maltratta o uccide animali resterà estremamente bassa, salvo rarissime eccezioni.
Nel sistema penale italiano, infatti, sospensione condizionale della pena, patteggiamenti, riti alternativi e misure sostitutive rendono spesso improbabile il carcere effettivo per pene inferiori a determinate soglie, nello specifico 4 anni, che è il massimo previsto dalla Legge Brambilla. Per questo motivo, il rafforzamento delle pene non potrà avere un valore deterrente effettivo e non porterà a far scontare effettivamente la giusta punizione a chi la meriterebbe.
Un passo avanti
Dunque, anche se rimane ancora parecchio da migliorare, soprattutto per quanto riguarda l’effettiva carcerazioni per i reati peggiori sugli animali, la Legge Brambilla rappresenta un cambiamento importante nella tutela degli animali in Italia. Rafforza diverse norme, introduce nuovi strumenti e porta maggiore attenzione su temi spesso trascurati.