Un’associazione di giovani animalisti ha chiesto l’intervento del tribunale per aiutare un elefante che vive in solitudine da quasi 17 anni.

15 Gennaio 2022 di Redazione

Si terrà il prossimo 9 marzo l’udienza all’Alta Corte di Delhi sul futuro di Shankar, l’ultimo elefante ancora rinchiuso nello zoo della città indiana. A chiedere l’intervento del tribunale è stata una ragazza di 16 anni, fondatrice dell’associazione animalista “Youth For Animals”, dopo avere raccolto 50mila firme per liberare il pachiderma. Ed ecco perché i magistrati hanno chiesto a tutte le autorità di Delhi, dal governo federale al National Zoological Park, fino all’Animal Welfare Board of India (AWBI), di mettere nero su bianco i progetti per tutelare Shankar.

Shankar

Era il 1998 quando il governo dello Zimbabwe donò una coppia di elefanti africani all’ex presidente indiano, Shankar Dayal Sharma. I due pachidermi, chiamati Shankar e Bombai, avevano vissuto fianco a fianco per anni. Ma nel 2005 Bombai, l’esemplare femmina, era morta, così Shankar aveva cominciato la sua lunga esistenza in solitudine. Una vita trascorsa in uno spazio angusto, condizione insostenibile per un mammifero proboscidato solito camminare per chilometri tra i paesaggi di foreste e savane. Ed ecco perché l’associazione “Youth For Animals” ha lanciato una petizione per salvare il pachiderma isolato dal mondo da quasi 17 anni

Secondo i giovani animalisti, Shankar, che è incatenato almeno 17 ore al giorno, non ha sufficiente spazio per muoversi. L’elefante vive oltretutto accanto ai binari ferroviari, una location che, nel lungo periodo, potrebbe causargli danni neurologici irreversibili. Già, perché i pachidermi sono animali sensibili ai suoni, così il continuo passaggio di treni e aerei potrebbe esasperarli fino alla morte. A sostenere la liberazione di Shankar c’è anche “The Aspinall Foundation”, un ente di beneficenza britannico che promuove la salvaguardia della fauna selvatica, già disponibile a trasferire l’elefante nel cuore dell’Africa.

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