Covid-19, cani, gatti e informazione


Covid-19 e allarmismo

Prendo solo tre esempi tra i tanti per lanciare un appello, dalla nostra piccola ma, crediamo, autorevole tribuna: le “tigri del Bronx”, il “cane di Hong Kong” e alcune recenti parole della professoressa Ilaria Capua, virologa attualmente in gara con il collega Roberto Burioni per il titolo di “presenzialista mediatico del decennio”. Cominciamo dalle tigri dello zoo di New York: il 5 aprile i media comunicano che si sono ammalate di Covid-19, contagiando anche tre leoni, tutti con sintomi. Immediatamente diversi scienziati sottolineano che i felini, gatti inclusi, sono potenzialmente pericolosi perché tenderebbero a contrarre il dannato virus dalle incerte origini (anche qui una lotteria tra pipistrelli, pangolini e laboratori segreti…) e potrebbero trasmetterlo. Sul fronte canino, tutti abbiamo letto del cagnolino di Hong Kong contagiato dalla padrona che si è ammalato e poi è morto. Infine, a metà maggio la professoressa Capua torna sull’argomento “animali e Covid-19” per la terza o quarta volta almeno affermando che «Maiali, visoni, gatti, furetti, scimmie e forse (sic) conigli sono tutti animali con recettori molto permissivi al nuovo coronavirus. L’infezione potrebbe arrivare proprio da loro, e farli diventare “serbatoi di infezione e suoi amplificatori. Non voglio essere allarmista, ma è un problema a cui pensare per il futuro». E chissà se voleva essere allarmista…

Cosa non vi hanno detto

Ma proseguiamo, andando a fare il mestiere che i giornalisti sono tenuti a fare ma fanno sempre meno: seguire l’evoluzione dei fatti di cui danno notizia, per informare il pubblico correttamente e in modo completo. Ripartiamo allora dalle “tigri del Bronx”. Sapevate che 15 giorni dopo la notizia della loro malattia sono guarite perfettamente, così come i leoni? Non lo sapevate, perché i media non l’hanno detto. E che il cagnolino di Hong Kong, uno Spitz, aveva la bellezza di 17 anni e che è morto due giorni dopo essere stato liberato dalla gabbia dove era stato costretto in quarantena, lontano dalla sua amata padrona? Lo stress l’ha ucciso, non il virus del quale aveva sintomi leggerissimi, ma nemmeno questo è stato divulgato. E infine la nostra virologa ed ex parlamentare felicemente residente in Florida: dove sono le prove scientifiche delle sue affermazioni, pericolosissime per il futuro degli animali? Non le abbiamo, perché pare non ci siano o, se ci sono, i grandi media si sono ben guardati dal chiedergliele. E allora, per il bene dei poveri animali, non sarebbe ora di smetterla di parlare a vanvera e di informare solo a metà, senza arrivare mai alla verità dei fatti?

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