I problemi alimentari del gatto


Il gatto e i problemi del cibo

Sbagliato pensare che il gatto, vivendo di caccia in natura, sia in grado di ingerire qualsiasi cibo. Sono tantissimi i casi in cui i mici sviluppano vere e proprie allergie e intolleranze alimentari come accade a noi umani. Per questo motivo è importante capire bene di cosa si tratta.

I problemi alimentari del gatto:

  1. L’allergia sottintende un meccanismo di ipersensibilità (l’alimento, pertanto, funge da allergene e determina una risposta anticorpale di tipo immunitario).
  2. L’intolleranza consiste in una reazione anomala che si instaura senza che alla base sia riconosciuto un fenomeno allergico.
  3. L’idiosincrasia al cibo che non è caratterizzata da una risposta immunologica.
  4. L’anafilassi responsabile del ben conosciuto shock anafilattico.
  5. Le tossinfezioni alimentari: veri e propri avvelenamenti provocati da tossine contenute nel cibo o prodotte da microrganismi contaminanti.
  6. Le reazioni metaboliche legate a un singolo ingrediente o a un’anomalia del metabolismo.
  7. Le reazioni farmacologiche causate da residui chimici presenti nell’alimento.

Le reazioni

Ognuno di questi disturbi può manifestarsi in modi diversi più o meno evidenti.
Sebbene i sintomi più frequenti siano di tipo:

  • dermatologico: prurito, che a sua volta genera infiammazioni, ferite, piaghe, croste e infezioni secondarie da leccamento o da grattamento.
  • gastroenterico: vomito, rigurgito, emissione di feci non formate, diarrea, flatulenza e borborigmi

Tuttavia è necessario ricordare che occasionalmente possono comparire anche segni diversi, quali per esempio: eccessiva lacrimazione e congiuntivite, iper-produzione di cerume auricolare e otite, starnuti e tosse, fino ad arrivare – per fortuna molto raramente – a disturbi di tipo neurologico.

I problemi alimentari del gatto: trovare il colpevole

Per confermare il sospetto di una reazione avversa al cibo, è necessario in ordine:

  1. Escludere altre cause di malattia, come: infezioni, parassitosi, forme infiammatorie, endocrinopatie, disturbi del comportamento e così via.
  2. Cercare di eliminare o ridurre la sintomatologia.
  3. Conferma della diagnosi. Il metodo attualmente più utilizzato è quello della cosiddetta dieta da privazione, basata sulla dispensazione di un regime nutrizionale monoproteico, da somministrare in via esclusiva per almeno quattro/sei settimane consecutive. La scelta del tipo di proteine adatto al caso deve basarsi sull’identificazione di un ingrediente fino a quel momento mai impiegato.
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