Affrontiamo i problemi dell’adozione: ecco come educare un cane adottato in canile


Come educare un cane adottato in canile

Adottare un cane in canile è un gesto nobile. Scelta d’amore, verrebbe da dire. Ma… c’è un ma: troppo spesso il nobile gesto viene seguito da un rapido dietro-front e il povero cane si ritrova di nuovo chiuso in gabbia.

Eppure basterebbe poco per educare un cane adottato in canile. Basterebbe un po’ di informazione preventiva sugli eventuali problemi di adattamento. Ecco qualche caso “classico”.

Il cane sporca in casa

In canile, la vita è scandita da pochi eventi fissi: pappa, pulizia della gabbia con canna dell’acqua, forse una breve passeggiata una volta la settimana e qualche coccola frettolosa da parte dei volontari, oberati di lavoro. Il cane si ritroverà nella condizione di fare i suoi bisogni nella gabbia in cui si trova. Non per scelta, ma per necessità.

Spesso chi riporta il cane in canile lo fa proprio perché il cane sporca in casa. Basterebbe armarsi di un po’ di pazienza, secchio, strofinaccio, qualche bocconcino per risolvere il problema e portare fuori il cane almeno quattro volte al giorno.

Arrabbiarsi non serve a nulla: fare i suoi bisogni è per lui la cosa più naturale del mondo e la nostra disapprovazione non potrà essere capita in alcun modo. Invece, gratificarlo quando li fa fuori casa serve eccome!

Non torna quando lo chiamiamo

Durante la vita randagia o in canile il cane viene maltrattato. Può essere stato l’ex proprietario a picchiarlo, un estraneo, o il personale del canile (non sono tutti “angeli”…). Poche ore trascorse insieme al nuovo amico a due zampe non possono bastare a cancellare la paura.

Prima di liberarlo in un’area aperta bisogna conquistare la fiducia del cane. Ci vuole dolcezza e pazienza. All’inizio liberiamolo solo in aree recintate. E ogni volta che torna, perché chiamato o di sua spontanea volontà, diamogli un bocconcino e una carezza. Ci metterà poco a imparare che da noi riceverà solo amore.

Aggredisce gli altri cani

Ci sono cani che non vanno d’accordo con i loro simili e le ragioni possono essere tante. A volte, invece, la causa siamo noi. Ritrovare una casa, una famiglia, cibo, calore e affetto significa ritornare alla vita.

Ecco perché potrebbe attaccare i cani che si avvicinano a noi: per lui abbiamo un valore immenso e non vuole rischiare che qualcun altro se ne appropri. In questo caso la cura è il tempo. Raggiunta una buona sicurezza, la sua preoccupazione potrebbe scemare. Ma non sempre. In tal caso, assumiamoci la nostra responsabilità evitandogli possibilità di scontro con i rivali.

Non ci lascia mai soli

Il cane mi segue ovunque: il motivo è ovvio, ha paura di perderci, di ritrovarsi nuovamente solo. Se all’inizio il cane è troppo appiccicoso e ci segue come un’ombra per tutta la casa non c’è niente di strano.

Piano piano, si abituerà, di pari passo con la crescita e la sua sicurezza dell’appartenenza al “branco”. Se così non fosse dovremo aiutarlo ad abituarsi ai momenti di solitudine adottando un programma di “separazioni” calcolate, con l’aiuto di un serio esperto di comportamento canino. Non è difficile, serve solo un po’ di costanza e attenzione.

Pensiamoci prima, non dopo

Sembra incredibile ma quanto illustrato fin qui copre buona parte delle cause di restituzione dei cani adottati dai rifugi. Cause banali e quasi sempre rimediabili, se le si esamina con un minimo di cultura specifica. Il problema è che tale cultura è poco diffusa.

Anche tra coloro che adottano un cane abbandonato, quanti si informano prima sui possibili problemi che dovranno affrontare? Quanti cani finiscono nei canili proprio perché chi li prende lo fa senza un minimo di preparazione? Per evitare di creare infelicità, spesso basterebbe un minimo di cultura cinofila, oltre a un po’ di pazienza: l’amore, quello vero, richiede tempo.

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