Proteggere ossa e muscoli di Fido


Come proteggere ossa e muscoli di Fido

I problemi dell’apparato locomotore sono piuttosto frequenti nei nostri amici a quattro zampe. Ecco quali sono le principali malattie che si possono manifestare in ossa e muscoli del cane, i consigli per riconoscerle e i suggerimenti per prevenire e curare i disturbi più diffusi. Le alterazioni patologiche che interessano ossa e muscoli non devono mai essere trascurate o prese sottogamba: da esse,infatti, possono derivare conseguenze e disabilità capaci di ripercuotersi negativamente sulla vita quotidiana dei nostri amici a quattro zampe.

Riconoscere i problemi a ossa e muscoli nel cane

Non ci capita spesso di pensare che solo grazie a ossa e muscoli perfettamente funzionanti possiamo compiere i gesti e i movimenti tipici della vita quotidiana, come spostarci da una stanza all’altra, salire una scala, telefonare e perfino sorridere. Lo stesso avviene per i nostri amici a quattro zampe: ossa, articolazioni, legamenti e tutto quanto compone l’apparato locomotore deve essere perfettamente funzionante per permettere loro di correre, giocare mangiare, svolgere le proprie funzioni corporali e perfino mantenere una vita relazionale con noi e con i propri simili. Purtroppo tutti questi elementi possono andare incontro a problemi di varia natura che se gravi o cronici possono incidere pesantemente sulla qualità della vita dei nostri beniamini con la coda. Il primo sintomo di una condizione anomala di ossa e muscoli del cane è il dolore, che può essere acuto oppure cronico. Il primo è di facile riscontro perché appare all’improvviso e provoca atteggiamenti piuttosto evidenti, mentre quello cronico è più subdolo e può passare inosservato. Le patologie di ossa e muscoli che causano il dolore cronico creano uno stato di infiammazione persistente che stimola in modo pressoché continuo le terminazioni nervose, determinando l’amplificarsi di una sensazione sgradevole, a cui il cane reagisce in modo particolare ma difficile da riconoscere, come il sottrarsi dalle coccole del proprietario o il nascondersi in una “zona rifugio” dell’abitazione.

Le principali patologie di ossa e muscoli nel cane

L’osteoartrite è una degenerazione invalidante delle superfici articolari che può manifestarsi nei cani a partire dal quinto anno di vita e intensificarsi in quella che viene definita terza età . I processi degenerativi a carico delle cartilagini articolari causano alterazioni che interessano le strutture circostanti (erosione e rarefazione della componente ossea, ispessimento dei tendini e delle membrane che avvolgono le articolazioni, rilassamento di muscoli e legamenti) e si accompagnano nel tempo al riacutizzarsi dell’infiammazione. Ciò induce un dolore continuo che va e viene a seconda delle attività compiute e del tipo di vita condotto, ed è caratterizzato inizialmente da episodi acuti di breve durata cui seguono successivamente, nel corso dell’evoluzione della patologia, fenomeni infiammatori più o meno persistenti di intensità variabile e di durata tendenzialmente sempre maggiore. Queste vere e proprie riacutizzazioni peggiorano sensibilmente la qualità esistenziale degli animali e impediscono loro di muoversi correttamente, incidendo in maniera negativa anche nella loro vita di relazione. Il dolore si manifesta soprattutto quando l’articolazione coinvolta è sollecitata ed è per certi versi proporzionale all’attività fisica compiuta. Tende, poi, a diminuire con il riposo per poi ricomparire in modo sempre più persistente, fino a determinare uno stato infiammatorio duraturo. I segni clinici di maggiore riscontro sono la zoppia (che può essere più o meno evidente, in certi casi fino al mancato utilizzo di uno degli arti), la riluttanza al movimento, l’impossibilità a compiere azioni fino a poco tempo prima svolte senza difficoltà (per esempio correre, saltare sull’automobile, salire e scendere i gradini di una scala e così via), cattivo umore e irritabilità (soggetti dal temperamento tranquillo possono arrivare a mostrarsi aggressivi e mordaci), accelerazione del battito cardiaco e del respiro (per questo motivo alcuni soggetti possono tendere ad ansimare), difficoltà ad assumere le posture di urinazione e defecazione, scarsa vivacità e perfino diminuzione dell’appetito.
La displasia dell’anca, altra caratteristica patologia del cane è un problema congenito ed ereditario, come tale trasmissibile alla discendenza. Interessa i soggetti di taglia grande e gigante, primi tra tutti il Pastore Tedesco, il Labrador e il Golden Retriever. Pur esistendo diversi gradi di gravità (in funzione sia delle modificazioni anatomiche esistenti sia dei sintomi derivanti), si tratta in ogni caso di una patologia che merita un’attenta valutazione ortopedica da parte del medico veterinario. Si parla di displasia quando una o più strutture dell’articolazione presentano un’alterazione che si discosta dalla normalità: l’anca perde a quel punto i suoi caratteri anatomici corretti e va incontro a una serie di problemi che possono ripercuotersi sulla funzione locomotoria del cane. Nei casi lievi si possono anche non notare anomalie e l’animale riesce a muoversi, correre e saltare come tutti i suoi simili. In quelli più gravi, invece, si rende evidente una zoppia di grado variabile, fino al mancato utilizzo dell’arto. In ogni caso, tutte le forme di displasia dell’anca conducono a fenomeni artrosici, che portano a lungo andare a difetti locomotori più o meno evidenti. La diagnosi è radiografica e va fatta dopo il quarto mese di vita. Quanto alla prevenzione, è indispensabile evitare la riproduzione dei soggetti portatori. Le malattie che colpiscono i muscoli (miopatie) sono per fortuna piuttosto rare nelle specie canina. Vanno ricordate in primo luogo quelle su base traumatica, classificabili come rotture, distrazioni, stiramenti, affaticamenti, contratture e lesioni tendinee di diverso grado. I sintomi predominanti sono il dolore e la zoppia, la diagnosi non è agevole e la cura prevede il riposo associato alla somministrazione di antinfiammatori e analgesici. Diverso, invece, è il caso delle miositi (con questa definizione si intendono in senso lato le affezioni muscolari, che sono per lo più su base infiammatoria, degenerativa o sconosciuta), nell’ambito delle quali va tenuta in considerazione anche la Miastenia gravis, una patologia che causa un progressivo e diffuso indebolimento della muscolatura. Questo genere di affezioni è spesso correlato ad alterazioni neurologiche, ha frequentemente un’evoluzione peggiorativa (paralisi flaccida o spastica) e va affrontato con trattamenti sintomatici. Da ricordare, infine, l’esistenza di determinate infezioni e parassitosi che determinano un coinvolgimento muscolare secondario. L’esecuzione di una visita ortopedica/neurologica, di un check-up ematologico completo e di eventuali esami citologici (analisi microscopica delle cellule prelevate con un ago sottile) e/o istologici (visualizzazione al microscopio di piccole parti di tessuto muscolare ottenute mediante biopsie), consentono di avere informazioni maggiori, anche ai fini terapeutici.

Prevenzione e cura per ossa e muscoli nel cane

La cura dell’osteoartrosi si differenzia in base alla storia clinica e alle condizioni del soggetto. Se riusciamo a riconoscere precocemente i segni di questa patologia oppure se vogliamo adottare delle precauzioni a priori, è possibile intervenire senza l’uso di farmaci o altre metodologie terapeutiche. Il controllo del peso, lo stile di vita e la somministrazione di integratori alimentari sono le chiavi di volta di questo approccio e spesso risultano utili anche per gli esseri umani, che condividono spesso lo stile di vita del proprio amico a quattro zampe. Cibi specifici per controllare il peso, eliminazione degli spuntini fuori pasto oppure il loro bilanciamento al momento di dosare i pasti giornalieri, ma soprattutto un quotidiano esercizio fisico composto da giochi e passeggiate sono fondamentali per mantenere in buono stato ossa e muscoli del cane, e del proprietario, ma anche per fermare i processi degenerativi dell’apparato muscolo-scheletrico. In casi più gravi o in seguito a una tardiva scoperta della patologia, la terapia farmacologica è d’obbligo. Basata su farmaci ad azione antidolorifica e antinfiammatoria mira a restituire all’animale delle condizioni di vita accettabili, come stabilito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, del 1978. Sono in commercio diversi medicinali atti a questo scopo, ma indipendentemente da quello indicato dal veterinario, l’importante è la somministrazione prolungata e continuata anche quando il sintomo antalgico sparisce, onde evitare che gli effetti di quell’auto-amplificazione di cui abbiamo parlato precedentemente portino a un successivo peggioramento della situazione.

Le cure complementari per ossa e muscoli nel cane

L’omeopatia, l’omotossicologia (una disciplina mutuata dall’omeopatia, ma che utilizza più rimedi contemporaneamente a diverse diluizioni), l’agopuntura, la mesoterapia (grazie alla quale vengono inoculate piccole dosi di farmaco con aghi corti e sottili), la laserterapia e la fisioterapia sono sempre più impiegate con successo anche in medicina veterinaria e possono, in alcune circostanze, essere associate alle cure farmacologiche tradizionali. Infine, è importante segnalare come certe forme di osteoartrite possano essere affrontate anche dal punto di vista chirurgico, utilizzando l’artroscopia (mediante la quale si effettuano, facendo uso di speciali attrezzature, interventi mini-invasivi attraverso brecce operatorie assai limitate) o le tecniche tradizionali. Vi sono poi dei trattamenti, per lo più preventivi, basati sui Nutraceutici, cioè di quelle sostanze integratrici naturali che da una decina d’anni a questa parte stanno riscuotendo un certo successo in campo umano, al punto da essere state introdotte – per la loro azione preventiva, riequilibratrice e antinfiammatoria – anche per l’uso canino e felino. È il caso, per esempio, dei ben noti acidi grassi essenziali della serie Omega-3, i cui effetti di attenuazione dell’infiammazione sono stati più volte dimostrati in corso di artropatie, o dei cosiddetti condroprotettori, che agiscono rinforzando le cartilagini articolari e garantendo loro maggiore robustezza e stabilità. Tra questi ultimi meritano una citazione il condroitinsolfato (di cui è preferibile utilizzare la versione di estrazione marina piuttosto che quella bovina), la glucosamina, l’acido ialuronico e i glicosaminoglicani. Quanto agli antinfiammatori naturali, è opportuna una menzione anche per quel complesso di acidi grassi conosciuto come celadrin, l’artiglio del diavolo, la boswellia, il ribes nero, il tasco e la spirea, i quali aiutano a stimolare le membrane cellulari e a ripristinare i fluidi articolari.

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